Le Mostre


5 - 15 aprile 2019

CASTEL NUOVO - MASCHIO ANGIOINO SALA VESEVI

VERNISSAGE 5 aprile 2019 ore 17,00

Titolo della mostra:      

La musica e la Citta’

Mostra di fotografie realizzate da Nando Calabrese     

Curatore: 

Prof. Massimo Bignardi, docente presso Università di Siena

e direttore del Museo-FRaC,Baronissi

Consulente architettura:

Prof. Architetto Sergio Attanasio,

Presidente Associazione Palazzi Napoletani

Presidente Premio Internazionale Cosimo Fanzago

Consulente musicale:   

 Maestro Stefano Sovrani

Musicista e Direttore d’orchestra  

 

Concept:

Dopo il notevole successo di pubblico e di critica della mostra “L’arte e la città” realizzata nel gennaio 2018 al PAN Palazzo delle Arti Napoli, si propone una mostra che sviluppa ed amplia il discorso intrapreso con la suddetta mostra riproponendo una nuova serie di scatti su Napoli che hanno come denominatore comune l’inserimento, in luoghi simbolo della storia della musica a Napoli, di volti di musicisti contemporanei, noti o meno noti, colte durante l’esecuzione di brani musicali.

Un nuovo appuntamento con immagini capaci di svelare luoghi della città legati alla musica e di sollecitarne la riscoperta e il recupero

La mostra sarà accompagnata da un video di Nando Calabrese che durante l’inaugurazione sarà proiettato e – nel corso della mostra, si promuoveranno, in collaborazione con associazioni del territorio, visite guidate a luoghi emblematici della musica a Napoli ed incontri con le persone ritratte che potranno offrire contributi musicali. Sarà stipulato un protocollo d’intesa con Licei musicali per coinvolgere le nuove generazioni che si stanno formando alla musica. Al tempo stesso, saranno coinvolte associazioni che si occupano di giovani in condizione di disabilità per favorire la loro fruizione della mostra e degli eventi correlati

Come la precedente mostra “L’arte e la citta’“ (www.larteelacitta.it) questa nuova esposizione punta ad approfondire ed ampliare il discorso sui valori architettonici presenti in ogni angolo della città e sulla musica che da sempre è un grande valore di Napoli. Intende –inoltre – soffermarsi sulla condizione attuale dei musicisti, di coloro che oggi, a vario titolo, si occupano di musica. La mostra sarà fruibile da un vasto ed eterogeneo pubblico che potrà visitarla a titolo gratuito con la guida dell’autore e dei curatori.

Specifiche tecniche delle opere

Le opere sono fotografie di formato 110 x 80 e saranno esposte secondo un progetto di allestimento che sarà curato dall’Architetto Sergio Attanasio, curatore della mostra con i suoi studenti della sezione Architettura del Liceo Artistico Palizzi di Napoli.

Piano di comunicazione

La comunicazione attraverso web, stampa, social network, siti internet sarà curata dall’Associazione TempoLibero e dall’Associazione Palazzi Napoletani, che provvederà alla stampa dei materiali pubblicitari quali manifesti, brochure, locandine, banner. Sarà aperto un sito internet dedicato www.lamusicaelacitta.it

Il sito delle Associazioni e le pagina Facebook contribuiranno alla diffusione dell’iniziativa.

Sarà realizzato un catalogo LA MUSICA E LA CITTA’ e già attivo un sito web della mostra.

Saranno promosse visite guidate ai luoghi della mostra in collaborazione con associazioni del territorio e momenti musicali che coinvolgeranno anche i licei musicali della città. 

FOTO                   VIDEO

La musica, misteriosa interprete dei luoghi
Massimo Bignardi

L’idea di ripercorrere le strade della propria città, allo stesso modo di come si sfoglia un vecchio calendario, tiene
insieme le esperienze di Nando Calabrese in ambito fotografico. Colson Whitehead, nel suo Il colosso di New York,
pubblicato in italiano nei primi anni del Duemila, scriveva che le nostre strade “sono calendari che contengono ciò
che siamo stati e ciò che saremo domani”. Profila, cioè, l’idea di un unicum al cui interno si iscrivono concetti di
tempo diversi tra loro, se pur condizione l’uno dell’altro: la memoria diviene attiva, creativa e, dunque, rigenera i
processi ed è già futuro. Voglio dire che nel suo fluire il tempo non cancella nessuna delle tracce, anzi fa sì che esse
alimentino aspettative, perché già l’attesa implica un cambiamento.
Nando Calabrese con la sua città, l’incredibile vulcanica Napoli, ha un rapporto particolare; lo è almeno per quanto

riguarda la fotografia che non aderisce ad una visione, propria dei seguaci di Cartier-Bresson, vale a dire una fotogra-
fia che si fa testimone del proprio tempo, evitando “l’artificio che uccide la verità umana”. Calabrese, lo ha già ampia-
mente chiarito nella sequenza di scatti proposti nella mostra “l’Arte e la Città”, allestita nei primi mesi del 2018 al

PAN a Napoli, cerca proprio l’artificio che, infondo, è il motore, l’identità proprio della città di Partenope.
Gli artisti, le loro opere, le architetture tracciavano, obbedendo all’impianto della messa in posa, un filo narrativo che
si allungava, scivolando nei segreti di nascoste, mentali relazioni, dando vita poi a immaginifiche costruzioni: una tra
le tante bellissime immagini che corredano il catalogo curato da Antonella Nigro, quella che ritrae Rosaria Matarese
a Palazzo Mannajuolo, sulla scala elicoidale, grande invenzione architettonica di Giulio Ulisse Arata, artefice della
stagione del liberty che segnò il rinnovamento della città a fine del primo decennio del XX secolo.
Nando metteva in posa, uno ad uno, non solo i personaggi, bensì un complesso di memorie e di attualità che tessono
la trama della vivacità culturale di Napoli: veri e propri ‘complessi plastici’ installati in luoghi topici della città, nelle
solenni architetture di una delle più ‘luminose’ (diceva Stendhal) capitali del Vecchio Continente. Metteva quindi in
essere una relazione con il tempo, tenendo, però, a bada sia le nostalgie che velano il passato, sia l’esuberanza del
‘nuovo’ a tutti i costi.
Con la sequenza di scatti proposta oggi in questa mostra, il mirino della sua macchina fotografica inquadra altre
pagine della vita napoletana: la città della musica, vale a dire quella che è stata ed è di Bellini, Cimarosa, Paisiello,
Scarlatti e giù fino a Pergolesi; la città che ospitò la prima assoluta della Carmen di Bizet, in quel teatro posto nel
cuore della vecchia città universitaria, tra Port’Alba, Piazza Dante, il vecchio Policlinico, l’Accademia di Belle Arti e il
Museo voluto dai Borboni, oggi Museo Archeologico Nazionale. Insomma la città dei grandi musicisti che hanno
studiato e celebrato Napoli, nelle pagine più belle della storia della musica.
Come le immagini raccolte in “l’Arte e la Città”, i dodici scatti (proposti in grande formato) che articolano la traccia

di questa mostra, seguono una scelta di post-produzione che introduce il colore nell’impianto di una ripresa fotogra-
fica in bianco e nero, anche se, a volte spingono a pensare che avvenga il contrario, ossia che, dall’impianto a colori,

Nando costruisca un ‘in luogo’, una sorta d’identità (l’in di Hillman) racchiusa nella scala dei grigi, originata dal
contrasto polare del bianco e del nero. Un chiaro esempio ci è proposto dalla fotografia dal titolo Arpa e voce Palazzo
Majorano Caccioppoli Messina: il corpo della donna, il gesto che accompagna il canto, sono integrati nell’architettura
del portale, disegnata dal Sanfelice, con il grigio del piperno incastrato magistralmente nella parete che affaccia nel

cuore del quartiere San Ferdinando. Non c’è alcuna necessità di ricorrere al colore: Calabrese sa bene che la dimen-
sione plastica non necessita di una cifra espressiva da affidare ad esso. Diversamente lo è per l’arpa, così come per

gli altri strumenti musicali, così come era stato anche per le opere, gli oggetti d’arte nel citato ciclo esposto al PAN.
Scriveva Schönberg nella prefazione ai Testi, pubblicato nel 1926: “L’autore del testo deve riservare in superficie lo
spazio destinato alla musica, poiché essa mira a penetrare in profondità”.

Viaggio musicale nel golfo di Napoli
Sergio Attanasio
Il teatro più bello del mondo, un re ed una corte che amavano circondarsi di artisti internazionali, una terra ed un

paesaggio incantevoli che hanno attirato a Napoli nel tempo i più grandi musicisti e compositori europei. Dal giova-
ne Mozart con il papà nel Maggio del 1770 a Palazzo Sessa a Cappella Vecchia nella dimora del ministro inglese

William Hamilton e nella Cappella Reale di Portici , a Wagner che dal Gennaio 1880 soggiornò a Villa Doria d’Angri
a Posillipo dove scrisse buona parte del Parsifal e poi fu anche all’hotel Vittoria a Sorrento e a villa Rufolo a Ravello.
Da Rossini che dal 1815 fu ospite dell’impresario Barbaja e compose l’Ouverture dell’Otello tra il a palazzo in via
Toledo e la villa di Mergellina, a Donizzetti che dal Giugno 1828 visse al piano nobile di un palazzo in via Nardones

dove scriverà la Lucia di Lammermoor a pochi passi dal teatro San Carlo, dove si esibirà Verdi in ben quattro occasio-
ni: nel 1835 con la prima dell’Alzira, nel 1849 con la Luisa Miller, nel 1858 con il Simon Boccanegra e nel 1872/73

con il Don Carlos e l’Aida. Questi sono forse gli artisti di maggiore richiamo tra i musicisti e compositori che hanno
soggiornato nella nostra città. Poi alcuni decisero di costruirsi una magione sul mare o sulla collina di Posillipo come
il tenore siciliano Roberto Stagno e la sua consorte il soprano Gemma Bellincioni che per primi furono interpreti nel
1870 della Cavalleria Rusticana di Mascagni e acquistarono e ristrutturarono una dimora seicentesca, l’antico palazzo

dei duchi di Cantalupo a Mergellina, dove sognavano di rimanere per tutta la vita. E un compositore e pianista virtuo-
so austriaco come Thalbergh che dopo aver sposato la figlia del basso napoletano Luigi Lablache, fu rapito dalla

nostra città e visse tra il palazzo a Monte di Dio e la villa con cappella a Posillipo dove morirà nel 1871. Ma Napoli è
sempre stata considerata a giusta ragione la capitale europea della musica e della formazione musicale dei giovani,
dove Leonardo Leo, prima allievo e poi maestro, al Conservatorio della Pietà dei Turchini e Nicolò Porpora anch’egli
maestro in uno dei Conservatori di Napoli, il S. Maria di Loreto, venivano accolti nelle dimore dei nobili e dei ministri
stranieri come a palazzo Mirelli di Teora opera del Fanzago alla riviera di Chiaia, o a palazzo Caracciolo di Torella a

Largo Ferrandina. A Palazzo Berio ricordiamo che nel 1772, addirittura si trasferì la Corte, in occasione dei festeggia-
menti per il battesimo di Maria Teresa Carolina primogenita di Ferdinando IV e nel giardino fu realizzato dal Vanvitelli

un Salone ellittico e un teatro e fu rappresentata una serenata a 5 voci dal titolo Cerere placata, su musica di Niccolò
Jommelli con le scene disegnate da Carlo Bibiena.
Dai quattro conservatori di Napoli venivano formati non solo piccoli musicisti e giovani compositori, ma anche voci
soavi e brillanti come quelle dei castrati, quali Farinelli (Carlo Broschi) o Caffarelli (Gaetano Maiorano) che dopo aver
cantato in tutte le corti europee coronò il suo sogno costruendosi un palazzo in città ai Quartieri Spagnoli a pochi
passi dal Teatro San Carlo. Ma non solo musica e opere da teatro. Come non ricordare le melodie napoletane di
Murolo e Tagliaferri con mandolini e chitarra sul mare di Posillipo, o sotto una taverna a Palazzo Donn’Anna, dove il
Golfo di Napoli brilla in lontananza e il Vesuvio chiude un panorama di sogno.

 Wolfgang Amadeus Mozart   Palazzo Sessa      Flauto  Marco Gaudino       Niccolò Jommelli  Palazzo Berio  Violoncello Stefano Sovrani      Richard Wagner  Villa Doria d'Angri  Trombone  Michele Apicella      4 Pietro Mascagni  Palazzo Cantalupo   Corno   Simona Amazio      5 Leonardo Leo  Palazzo Mirelli di Teora  Violino    Paola Astarita  Violino  Gianfranco Biancardi  Violoncello  Francesco Scalzo  Viola  Rosario Di Meglio       6 Sigismund Thalberg   Cappella di Villa Thalberg  Clavicembalo  Vikram Siddharth      7 Ernesto Murolo/Ernesto Tagliaferri  Palazzo Donn’Anna  Chitarra  Riccardo Del Prete Mandolino  Carla Senese      8 Caffarelli (Gaetano Majorano)  Palazzo Majorana  Arpa  Maria Caccioppoli  Voce  Sabrina Messina      9 Nicola Porpora  Palazzo Caracciolo di Torella   Violino Fabiana D’Auria  Violoncello Chiara Mallozzi       10 Gioacchino Rossini Palazzo Barbaja   Viola Tsvetanka Asatrjan       11Gaetano Donizetti In Via Nardones, 14  Clarinetto Julia Primicile Carafa  Fagotto  Carmen Bianco      12 Giuseppe Verdi  Palazzo Reale  Trombone   Francesco Fierro  Tromba  Emanuele del Prete  Tuba  Luigi Izzo   Rullante  Alfonso Izzo Clarinetto Daniele Albano Flauto Italia De Caro


Passeggiando tra musiche e palazzi
Stefano Sovrani
Un flauto per rappresentare la presenza di Mozart a Napoli, un simbolo che evoca un’opera famosissima (Il flauto
magico) e che richiama il virtuosismo e la delicatezza del suono. Per Niccolò Iommelli il violoncello che ci riporta agli

strumenti ad arco, pienamente valorizzati nel meraviglioso Requiem del musicista aversano. Stessi archi per Leonar-
do Leo, ambientati per l’occasione a Palazzo Mirelli di Teora. Palazzo dopo palazzo e musicista dopo musicista, ho

immaginato un percorso per offrire al visitatore della mostra La musica e la città un fil rouge che li conducesse tra
i meandri della genialità musicale della scuola napoletana che fa della città la capitale indiscussa di questa forma
d’arte, ieri come oggi. Ed ecco, allora, Richard Wagner aleggiare tra le stanze di Villa Doria D’Angri mentre conclude
il suo Parsifal attraverso la presenza degli ottoni, da lui tanto prediletti. Gaetano Donizetti, poi, che compose 50 opere
e ne fece debuttare ben 29 a Napoli, viene rappresentato con gli strumenti a fiato quali l’oboe, il clarinetto e il fagotto
che propongono nelle sue opere i temi principali. Da una foto ad una musica, passando per la vicenda di Sigismund
Thalberg, innamoratosi di Napoli al punto da restarvi fino alla fine dei suoi giorni, seduto al suo pianoforte nella
splendida Villa di Posillipo. Quel piano in cui eccelleva tanto da rivaleggiare col più noto Franz Liszt. E Palazzo
Donn’Anna, sempre a Posillipo, fa da scenario alle melodie di mandolino e chitarra che ci riportano a Ernesto Murolo
e Ernesto Tagliaferri, connaturati a quei luoghi da romanze indimenticabili. Su altro fronte, rappresentato dai suoi
strumenti bandistici, Giuseppe Verdi che a Napoli farà debuttare alcune opere tra cui la famosa “Luisa Miller”. E non
poteva mancare il bel canto in una città che ha dato i natali agli inventori dell’opera buffa (Iommelli, Piccini, Cimarosa
ed altri) che nel palazzo che fece costruire - divenuto ricco - il castrato Caffarelli, si sublima nell’immagine di una
cantante accompagnata da un’arpista: il suono dell’arpa come specchio della purezza e nitidezza di una voce.


L’area “porticale” del castello

Le Sale Vesevi

 

Nell’angolo in fondo alla corte, sottostante la Gran Sala, vi è un largo ingresso con un bel portale catalano in piperno che immette ad un lungo androne detto ”porticale” alla cui estremità vi è il passaggio pensile della cortina orientale del castello rivolta verso il mare.
Lungo il perimetro di tale galleria si accede a destra ad un ampio ambiente voltato già utilizzato nel quattrocento come magazzino di artiglieria, a sinistra sono disposte due camere dove, in epoca aragonese, erano ubicati gli “uffici della Corte”, in particolare: il “riposto”, la panetteria, la bottiglieria, la cucina e la “musaria(luogo dove si conservavano i generi alimentari).
Nella parte terminale di detto androne si apre a destra una piccola porticina con un’angusta scaletta che da accesso alla celebre prigione detta “del coccodrillo”. In origine era chiamata “Fossa del Miglio” perché destinata a conservare il grano del castello e in alcuni casi fu utilizzata anche come orribile prigione. Secondo un’infondata leggenda in questa fossa viveva il feroce animale che divorava i prigionieri.
Attraverso il vano posto di fronte alla prigione si accede ai suggestivi e articolati ambienti, su più livelli, della Torre del Beverello posta sul versante dell’omonimo molo.
A partire dal 1993 il Castello è stato inserito nel “Piano di restauro del patrimonio monumentale pubblico del centro storico di Napoli” grazie al quale, a partire dal 1995, sono stati avviati interventi di recupero della struttura monumentale su progetto del Prof. Arch. Arnaldo Venditti d’intesa con l’allora Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Napoli e Provincia e l’Amministrazione Comunale di Napoli. I restauri hanno visto il coinvolgimento anche dell’allora Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta nonché della Soprintendenza per i BAS di Napoli e Provincia. Tra gli ambienti recuperati figurano anche i citati spazi del “porticale” del castello dove, attraverso un’indagine archeologica, è stato possibile individuare resti di epoca romana risalenti tra la fine del I sec a.C. e la tarda età imperiale ed inoltre un’area destinata a necropoli impiantata fra la metà del V e gli inizi del VI secolo d.C. .
Altresì, nel corso di tale scavo, sono emerse importanti testimonianze dell’originario impianto del castello angioino con il rinvenimento di frammenti di decorazione a fresco ritenuti di pertinenza del ciclo degli affreschi giotteschi che originariamente decoravano la Cappella Palatina. Inoltre sono stati portati alla luce interessanti frammenti di manufatti ceramici di epoca medievale, maiolica rinascimentale e vasellame di uso quotidiano. Nella parte sottostante tale articolata stratificazione sono apparsi distinti depositi vulcanici che si sovrappongono a partire dall’eruzione flegrea di 9000 anni fa sino a quella vesuviana di 2000 anni fa. 
Dopo tale restauro gli spazi del “porticale” sono stati resi fruibili, nella loro articolata stratificazione, grazie ad una particolare allestimento architettonico con pavimentazione in vetro che consente al visitatore diammirare l’affascinante succedersi dei vari insediamenti che hanno caratterizzato il rilievo tufaceo su cui fu fondato Castel Nuovo.


4 - 16 settembre 2019

PAN | Palazzo delle Arti Napoli

VERNISSAGE 9 settembre ore 18,00

Titolo della mostra:      

ICONS

promossa dall’Associazione TempoLibero in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli 

Mostra a cura di Clorinda Irace

Allestimento Alexandra Abbate

LA SECONDA ESPOSIZIONE: Il progetto prosegue poi, a settembre 2019, con una grande collettiva al PAN, ICONS, in cui artisti contemporanei di chiara fama sono chiamati ad esporre un’opera sulla loro ICONA MUSICALE. Pittori, scultori, fotografi, incisori, tutti protesi verso un unico fine: rappresentare la musica nel suo rapporto vivo con la città, coi suoi artisti. La mostra coinvolge artisti di tutta la Campania. Previste visite guidate per le scuole e per gruppi tenute da esperti di didattica e di musica..Per le persone in condizione di disabilità, l’associazione Terra libera metterà a disposizione i suoi esperti per visite guidate ed accompagnamento. Al vernissage, prevista una performance con musicisti e danzatori di chiara fama ispirata a quanto rappresentato dagli artisti visivi.

 Oltre alle due mostre, sono previsti una serie di incontri, conferenze  e dibattiti con esperti di chiara fama rivolti ad un pubblico eterogeneo ed in particolare ai giovani onde approfondire la tematica delle due mostre, la musica e il suo rapporto con Napoli, ieri, oggi, domani (titolo del convegno ospitato dal Pan a fine mostra)

Numerosi i soggetti coinvolti:

per la prima mostra, LA MUSICA E LA CITTA’:

l’autore delle foto, NANDO CALABRESE, che in questa mostra dedicata alla musica ha avuto come obiettivo il rapporto della musica con la città di Napoli mentre in eventuali  successive tappe mira a prendere in considerazione il rapporto tra la musica e tutte le città della Campania.

Il curatore della mostra, PROF. MASSIMO BIGNARDI, docente dell’Università di Siena e direttore del museo FRAC (Fondo regionale arte contemporanea) di Baronissi (Sa)

L’architetto SERGIO ATTANASIO con l’associazione “Palazzi napoletani” che ha identificato i palazzi oggetto della mostra in cui sono state ambientate le foto dei musicisti selezionati dal Maestro STEFANO SOPRANI. A titolo esemplificativo, si cita la foto che riprende il flautista Marco Gaudino a Palazzo Sessa dove Mozart suonò nel Settecento: l’allusione al Flauto magico è lampante! (Si cita questo musicista e questo palazzo per dare un’idea della mostra, il catalogo illustra ogni scatto).

L’allestimento della mostra è stato progettato dagli studenti della sezione Architettura del Liceo Artistico “Palizzi” di Napoli nell’ambito di un progetto formativo La mostra è stata ospitata al Maschio Angioino di Napoli, Sale Vesevo e patrocinata dall’ASSESSORATO ALLA CULTURA del Comune di Napoli. Hanno contribuito le aziende Mandara, la GCO srl di Napoli e la TECNOIN Geosolution spa, il Gruppo Capri, Alberto Napolitano piano Il video è’ stato realizzato da Nando Calabrese con la consulenza del maestro STEFANO SOPRANI già Direttore del Teatro dell’Opera di Roma e dell’architetto SERGIO ATTANASIO.

Per la seconda mostra ICONS: Oltre 30 PITTORI, SCULTORI, FOTOGRAFI campani di chiara fama, A titolo puramente esemplificativo si citano alcuni degli artisti aderenti al progetto: GERARDO DI FIORE, ROSA PANARO, TONY STEFANUCCI, ROSARIA MATARESE, AULO PEDICINI, (appartenenti alla generazione che ha innovato l’arte a Napoli nel dopoguerra) ma anche validi artisti più giovani come ROSARIA CORCIONE, FRANCESCO ALESSI, FRANCESCO FABOZZI.  

La curatrice della mostra, CLORINDA IRACE, docente ed esperta di arte contemporanea con all’attivo numerose pubblicazioni e curatele.   L’architetto ALEXANDRA ABBATE, curatrice dell’allestimento, docente. La casa editrice e network IL MONDO DI SUK, media partner ed ufficio stampa della mostra.

La mostra è ospitata al PAN Palazzo delle Arti Napoli, e patrocinata dall’ASSESSORATO ALLA CULTURA del Comune di Napoli

ICONS è una Mostra collettiva di opere realizzate da noti artisti dello scenario locale e nazionale ispirate ad un’icona della musica di ieri o di oggi scelta dall’autore in base alle sue preferenze. Alla base di questa mostra vi è l’idea, cara all’associazione TempoLibero (promotrice di mostre dedicate a Gabriel Garcia Marquez e ad Umberto Eco) che gli artisti – con i loro tanti linguaggi – riescono brillantemente ad esprimere e raccontare le persone che amano e che hanno inciso sulla loro formazione. Per questa esposizione, la curatrice Clorinda Irace, ha chiesto agli artisti invitati di farsi moltiplicatori, con la propria opera, di miti musicali che hanno amato e amano. Gli esiti sono sorprendenti poiché emerge un panorama variegato in cui ad icone del nostro presente (Paolo Conte, Franco Battiato, Pino Daniele, Luciano Berio, John Lennon, tanto per citarne qualcuno) si affiancano quelle del passato (Mozart, Vivaldi) o anche strumenti musicali (come lo spettacolare violino nell’opera “Il Violinista”), icone del jazz o l’immagine di un suono primordiale. Tante le tecniche e le scelte artistiche ma, comune a tutte le opere, è la passione con cui gli artisti hanno lavorato, ciascuno con la propria, riconoscibile, cifra stilistica. Molto interessante e lineare l’allestimento di Alexandra Abbate che conduce il visitatore in un percorso molto coinvolgente tra miti della musica di ieri e di oggi. Coinvolti artisti di diversi ambiti - fotografia, scultura, pittura - eterogenei per generazione, scelte artistiche, formazione ma accomunati da un elemento: la passione per la musica ed i suoi interpreti, di ieri o di oggi.  La mostra si iscrive nel più ampio progetto LA MUSICA E LA CITTA’ che per il 2019, anno della musica, l’associazione TempoLibero sta portando avanti. Prima tappa dello stesso è stata l’esposizione fotografica dall’omonimo titolo di Nando Calabrese al Maschio Angioino. Il progetto prevede il coinvolgimento di giovani musicisti attraverso un raccordo con scuole ad indirizzo musicale. Gli studenti, guidati dai loro docenti, animeranno con performance sonore e coreografie l’inaugurazione e il finissage della mostra al Pan nonché – nei giorni di esposizione - momenti di ascolto relativi alle icone di cui gli artisti hanno riproposto la figura e l’opera. Una esposizione che presenta valore culturale elevato ed intende promuovere artisti che vivono e operano perlopiù a Napoli ed in Campania. Inoltre, per la qualità delle opere proposte e per la semplice leggibilità del tema proposto, la mostra è fruibile da un vasto ed eterogeneo pubblico che potrà visitarla a titolo gratuito incontrando gli artisti che saranno a turno presenti nei giorni di esposizione. Il Catalogo, con testi di Nino Daniele e Clorinda Irace, è edito da Alfa tipografia e curato da Antonio Picardi per la grafica.



Nando Calabrese  Via Monte di Dio, 74   80132 Napoli   Mobile +393351314433   info@lamusicaelacitta.it  www.nandocalabrese.it